La materia conserva la memoria del tempo, racconta le trasformazioni della società e rivela le dinamiche economiche e culturali che attraversano il mondo contemporaneo. È da questa prospettiva che nasce A Measure of the Moon, la mostra di Nifemi Marcus-Bello presentata da Charlene Prempeh per Acne Paper al Palais Royal, dal 22 ottobre al 20 dicembre 2026.
Artista e designer con base a Lagos, Marcus-Bello sviluppa una ricerca che intreccia design, artigianato e riflessione sociale, indagando il modo in cui i materiali raccontano le identità culturali e i sistemi produttivi. In questa nuova esposizione, il suo sguardo si concentra sulle risorse della Nigeria, sulla loro circolazione e sulle conseguenze che il consumo globale esercita sulle economie manifatturiere del Sud del mondo.

La materia come memoria culturale
Il progetto prosegue il percorso avviato con la serie scultorea Material Affirmations: Oríkì Acts I–III, nella quale l’artista esplorava il rapporto tra identità e materiali emblematici della cultura nigeriana.

Con A Measure of the Moon, questa ricerca si amplia, trasformando bronzo e alluminio in strumenti di indagine storica e culturale. Gli oggetti non sono più soltanto elementi funzionali o forme estetiche, ma testimonianze di processi produttivi, tradizioni artigianali e relazioni economiche.

Al centro della riflessione emerge una questione attuale: l’eccessivo consumo di risorse nei Paesi del Nord globale può compromettere la disponibilità dei materiali e la sostenibilità economica delle attività produttive nei territori del Sud globale. Attraverso il design, Marcus-Bello porta così l’attenzione sui sistemi spesso invisibili che determinano il modo in cui le risorse vengono estratte, trasformate, utilizzate e distribuite.

Bronzo e alluminio: storie di trasformazione
Nella mostra, semplici dischi diventano strumenti per esplorare il significato storico e culturale del bronzo in Africa occidentale. Forme essenziali che invitano a osservare un materiale profondamente legato alla storia artistica e manifatturiera della regione.

Un ruolo altrettanto importante è affidato all’alluminio, protagonista di una ricerca che prende spunto da Tales By Moonlight, Atto II della serie Oríkì. A Lagos, questo metallo viene recuperato, fuso e rifuso nelle fonderie informali, entrando in un ciclo continuo di riutilizzo.

Marcus-Bello traduce questa dinamica in forme che evocano la luna e il recipiente, restituendo visibilità a una cultura produttiva fondata sull’ingegno e sulla capacità di trasformare le risorse disponibili.

La fusione in sabbia, uno dei processi di lavorazione dei metalli più diffusi e sostenibili in Nigeria, viene invece richiamata attraverso la forma, diventando una rappresentazione del tempo. Una scelta che suggerisce il potenziale ancora da sviluppare dell’industria manifatturiera nigeriana, ma anche le contraddizioni legate allo sfruttamento delle risorse del Paese.
La luna come misura del tempo
Il titolo della mostra introduce una dimensione simbolica che attraversa l’intero progetto. In diverse società africane, l’osservazione del sole, delle fasi lunari e delle costellazioni ha tradizionalmente contribuito a scandire il tempo, accompagnando attività agricole, cerimonie, incontri e momenti della vita collettiva. In questo contesto, la luna diventa uno strumento per misurare il cambiamento e riflettere sulla continuità tra passato, presente e futuro.
Il tempo non viene concepito come una linea retta, ma come un processo ciclico nel quale ogni trasformazione può generare nuove possibilità. I materiali vengono recuperati e reintrodotti nei processi produttivi, le tecniche artigianali vengono riscoperte e reinterpretate, mentre ciò che sembra limitato può diventare una risorsa per nuove forme di creatività.

La luna assume così una duplice funzione: è una provocazione, perché invita a interrogarsi sul consumo e sullo sfruttamento delle risorse, ma anche una presenza rassicurante, simbolo di continuità e rigenerazione.
Il suono dell’oríkì, una voce che attraversa la mostra
A dare ritmo al percorso espositivo è il paesaggio sonoro dell’oríkì, una pratica yoruba di poesia e affermazione identitaria. In questa occasione, la voce è quella di Folake, madre dell’artista, che contribuisce a collegare la dimensione personale a quella collettiva.

La componente sonora non è un semplice accompagnamento, ma parte integrante della struttura della mostra. La parola tramandata, la memoria familiare e l’identità culturale entrano in dialogo con le forme e i materiali, ampliando l’esperienza del visitatore. È un modo per sottolineare come il patrimonio di una comunità non risieda soltanto negli oggetti, ma anche nelle voci, nei gesti e nelle conoscenze che attraversano le generazioni.
Nifemi Marcus-Bello, tra design e ricerca sociale
Con base a Lagos, Nifemi Marcus-Bello sviluppa una pratica che si muove tra design di prodotto, arredamento, installazioni e progetti di ricerca. Il suo lavoro indaga i sistemi sociali, culturali ed economici che influenzano la vita quotidiana, mettendo in relazione l’osservazione dei materiali con le modalità attraverso cui vengono prodotti e consumati.
La collaborazione con artigiani e realtà industriali locali rappresenta un elemento centrale del suo metodo. Attraverso la sperimentazione, l’artista esplora nuove possibilità d’uso per materiali spesso considerati comuni, trasformandoli in oggetti e forme capaci di raccontare storie più ampie.
Il suo lavoro è presente nelle collezioni di istituzioni internazionali come il Museum of Modern Art di New York, il Brooklyn Museum, il Los Angeles County Museum of Art, l’Art Institute of Chicago e il Design Museum di Londra. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano una menzione speciale al Loewe Craft Prize, l’Hublot Design Prize e il Monocle Emerging Designer Award. Nel 2026 è stato inoltre selezionato tra i finalisti del Wallpaper* Designer of the Year Award.
Charlene Prempeh e il dialogo tra arte e cultura contemporanea
La mostra è presentata da Charlene Prempeh, fondatrice di A Vibe Called Tech, studio creativo e società di consulenza artistica con sede a Londra. Giornalista e curatrice, Prempeh si occupa di design, arte, viaggi e cultura, promuovendo progetti che ampliano la rappresentazione delle identità e delle esperienze nere nel panorama creativo contemporaneo.
Il suo percorso comprende collaborazioni con istituzioni come Whitechapel Gallery, White Cube, Royal Academy e V&A East, oltre a incarichi nel settore museale e artistico internazionale. Nel 2023 ha pubblicato il libro Now You See Me: An Introduction to 100 Years of Black Design, dedicato a un secolo di design nero. La sua presenza in A Measure of the Moon rafforza il dialogo tra ricerca artistica, cultura materiale e narrazioni contemporanee, offrendo una prospettiva che mette in relazione l’esperienza locale con le dinamiche globali.
Un nuovo modo di guardare alle risorse
A Measure of the Moon invita a ripensare il valore degli oggetti e dei materiali che accompagnano la vita quotidiana. Ogni elemento porta con sé una storia fatta di lavoro, conoscenze, scambi e trasformazioni, spesso invisibili una volta che il prodotto raggiunge il consumatore.
La ricerca di Marcus-Bello suggerisce che il futuro della manifattura possa nascere anche dalla riscoperta di competenze esistenti, dal recupero delle risorse e da una maggiore consapevolezza dei processi produttivi.
Come afferma l’artista, “gli oggetti custodiscono le tracce di ciò che li ha preceduti, suggeriscono ciò che potrebbe venire dopo ed esprimono ciò che accade nel presente”.
Una visione in cui il design supera la dimensione puramente estetica e diventa uno strumento per interrogare il presente, preservare la memoria culturale e immaginare nuove possibilità di rigenerazione.