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Saldi estivi 2026 in frenata. Ora il retail guarda alla Fashion Week

15 Settembre 2026

I saldi estivi 2026 si chiudono con un rallentamento per il retail moda italiano. Dopo un avvio incoraggiante nei primi giorni di luglio, le vendite hanno progressivamente perso terreno fino a registrare, nel mese di agosto, un calo medio del 2,6% in valore rispetto allo stesso periodo del 2025.

È quanto emerge dal monitoraggio condotto da Federazione Moda Italia-Confcommercio sulle imprese associate. Il quadro, tuttavia, non è uniforme: il 37% delle aziende intervistate ha dichiarato vendite stabili e il 18% in crescita. Complessivamente, quindi, il 55% delle imprese ha mantenuto o migliorato i risultati, mentre il restante 45% ha registrato una diminuzione.

Saldi estivi 2026, pesano consumi deboli e costi in aumento

Secondo Federazione Moda Italia, la frenata dei saldi si inserisce in uno scenario più ampio, caratterizzato dalla debolezza dei consumi e dalle difficoltà che continuano a interessare soprattutto i negozi indipendenti e il commercio di prossimità.

“La buona partenza dei saldi non è bastata a invertire una tendenza che continua a penalizzare il commercio di prossimità della moda”, afferma Giulio Felloni, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio.

Tra gli elementi che stanno mettendo sotto pressione le attività figurano l’aumento dei costi di gestione ed energetici, la riduzione dei margini e una concorrenza ritenuta sempre più difficile da sostenere. A incidere sull’andamento della stagione è stato anche il caldo eccezionale, che secondo Felloni ha contribuito a rallentare gli acquisti.

Il rischio evidenziato dalla Federazione è quello di una nuova accelerazione della desertificazione commerciale, con una progressiva riduzione della presenza dei negozi nei centri urbani.

Da MICAM e MIPEL alla Fashion Week: Milano torna al centro della moda

Archiviata la fase dei saldi, l’attenzione del settore si sposta ora sulla nuova stagione moda e sul calendario di appuntamenti che, nel mese di settembre, riporta Milano al centro dell’industria internazionale.

Fiere come Fashion&Jewels, MICAM e MIPEL anticipano le sfilate e gli eventi della Milano Fashion Week, insieme a WHITE Milano, richiamando in città brand, produttori, buyer e operatori provenienti da diversi mercati.

Un momento strategico non soltanto sul piano dell’immagine, ma per l’intera filiera.

“Dalle fiere alle passerelle si concentra una straordinaria capacità di innovazione, creatività e internazionalizzazione”, sottolinea Felloni. Il passaggio decisivo, secondo il presidente di Federazione Moda Italia, resta però quello che porta il prodotto fino al consumatore finale.

È infatti nella distribuzione e nei negozi che le collezioni incontrano il pubblico e dove si costruisce quotidianamente il rapporto tra marchi, prodotto e territorio. La sfida è quindi trasformare l’attenzione generata dai grandi appuntamenti della moda anche in consumi, attrattività e vitalità per il retail di prossimità.

Le proposte di Federazione Moda Italia per sostenere i negozi

Per sostenere il comparto, Federazione Moda Italia ha presentato al Tavolo della Moda del MIMIT un pacchetto di misure rivolte in particolare alle imprese indipendenti.

Tra le proposte figurano voucher destinati agli acquisti nei negozi indipendenti, un credito d’imposta sui canoni di locazione e la svalutazione progressiva delle rimanenze di magazzino. A queste si aggiunge la proposta di istituire una Giornata Nazionale della Moda Italiana.

Interventi che, secondo la Federazione, potrebbero contribuire a sostenere le imprese, tutelare l’occupazione e preservare la vitalità commerciale dei centri urbani.

In un momento in cui fiere e passerelle riportano i riflettori internazionali sulla moda italiana, la questione centrale resta quindi quella di riuscire a trasferire il valore generato dall’intera filiera fino all’ultimo anello della catena.

“Salvaguardare il commercio di prossimità significa fare in modo che questo valore non si interrompa nell’ultimo miglio, quello del rapporto quotidiano con il consumatore”, conclude Felloni.

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