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Milano, ci vediamo al Jamaica in Brera. Jacopo Ascari disegna la città una tovaglietta alla volta

15 Settembre 2026

Ci sono luoghi che non hanno bisogno di essere chiamati musei per custodire la memoria di una città. Il Bar Jamaica è uno di questi. Nel cuore di Brera, in via Brera 32, dal 1911 il Jamaica è stato molto più di un bar. È stato un indirizzo, un punto d’incontro, una piccola università informale dove artisti, scrittori, musicisti, fotografi e intellettuali hanno condiviso tavoli, idee, discussioni e visioni.

Ora quella memoria torna a vivere attraverso il tratto di Jacopo Ascari, illustratore milanese capace di guardare alla città con uno sguardo insieme contemporaneo e nostalgico.

Dal 17 settembre al 1° dicembre 2026, il Jamaica ospita “Libera Università”, un progetto che parte da un oggetto quotidiano e quasi invisibile, la tovaglietta di carta, per trasformarlo in una superficie narrativa.

Una tovaglietta, una città

È proprio sui piccoli tavoli rotondi del celebre déhors che, nel corso dei decenni, si è costruita una parte dell’immaginario culturale di Milano. Ascari prende quelle tovagliette e le trasforma in piccole mappe della memoria. Ritratti, dettagli degli interni, scorci di Brera, architetture, oggetti e frammenti di vita si incontrano in composizioni originali che non cercano semplicemente di ricostruire il passato. L’obiettivo è evocarlo.

Accanto ai personaggi reali compaiono così quelle che Ascari definisce “memorie metafisiche”: immagini e suggestioni che restituiscono l’atmosfera di un luogo più che la sua cronaca. È una Milano fatta di strade, caffè, conversazioni e notti. Una Milano creativa, irregolare, curiosa. Una Milano che al Jamaica ha trovato, per generazioni, uno dei suoi indirizzi naturali.

La Libera Università del Jamaica

La lista dei nomi che hanno attraversato il Jamaica sembra quasi un programma universitario fuori catalogo. Ci sono Piero Manzoni e Lucio Fontana, Alberto Arbasino e Luciano Bianciardi, Joe Colombo ed Ettore Sottsass, Ugo Mulas e Alfa Castaldi. E ancora Dario Fo, Mariangela Melato, Enzo Jannacci, Gino Paoli, Paolo Tomelleri e Ornella Vanoni.

Artisti e intellettuali appartenenti a mondi diversi, ma accomunati da una stessa idea di Milano: una città capace di mettere in dialogo discipline, persone e linguaggi. “Libera Università” nasce proprio da questa idea. Non una mostra sulla nostalgia, ma un progetto sulla libertà creativa.

“Largo alle idee, alla creatività, e a tutti coloro che hanno il coraggio e il talento per esprimerle. Attraverso l’arte, le parole, la musica. Il Jamaica, qui nel cuore di Brera, è pieno di storia e di storie, ma anche di mondi immaginari e utopie d’artista, è uno spazio ideale e allo stesso tempo concreto di libertà. Accoglie tutti, come una casa, ma con le porte sempre aperte affacciate sulla strada.” – Micaela Mainini, titolare del Jamaica.

Milano, di nuovo al centro

A rendere ancora più contemporaneo il progetto c’è Velasca, brand milanese nato nel 2013 con una vocazione precisa: raccontare la manifattura italiana attraverso un rapporto diretto con chi sceglie i suoi prodotti. Il brand ha scelto di sostenere il progetto di Ascari partendo da una sintonia molto milanese: quella tra tradizione e contemporaneità.

“Ci ha conquistato il tratto di Jacopo Ascari: il suo sguardo sulla città, capace di raccontarne l’anima con una prospettiva nuova, profondamente legata alle sue radici”, spiegano Jacopo Sebastio, fondatore di Velasca, e Ludovico Bertè, creative brand director.

Il risultato è una collaborazione che non si limita alla mostra. In occasione del vernissage del 16 settembre, Velasca presenterà infatti una capsule collection firmata insieme ad Ascari e Jamaica dal 1911. T-shirt, tovagliette in tessuto e un set di tazzine da caffè entreranno in edizione limitata negli store milanesi del brand. La memoria, questa volta, non si guarda soltanto. Si può indossare. Si può apparecchiare. Si può portare a casa.

Una mostra che parte dal bar e torna alla città

A sostenere l’iniziativa c’è anche MuseoCity, associazione impegnata nella valorizzazione del patrimonio museale milanese e nazionale e nella creazione di connessioni tra istituzioni culturali, musei, archivi e fondazioni. Un rapporto già consolidato: negli ultimi anni MuseoCity ha infatti affidato proprio a Jacopo Ascari la propria campagna di comunicazione. In occasione di “Libera Università”, l’associazione amplificherà il progetto attraverso i propri canali e inserirà la mostra nel calendario culturale milanese. Il cerchio, così, si chiude. Si parte da un bar. Si passa attraverso l’arte. Si incontrano la moda, il design, la fotografia, la musica e la letteratura. E si torna a Milano. Perché il vero soggetto di “Libera Università” non è soltanto il Jamaica. È una città che continua a produrre cultura quando le persone si siedono allo stesso tavolo. E forse è proprio questa l’idea più contemporanea del progetto: ricordarci che alcune delle cose più importanti possono ancora nascere da una conversazione, da un incontro casuale, da un caffè. O da una tovaglietta.

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