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WHITE Milano 2026, al via l’edizione di settembre tra nuovi format e visioni internazionali

25 Settembre 2026
Scritto da Sara Fumagallo

Dal 24 al 27 settembre 2026 il Tortona Fashion District torna al centro della Milano Fashion Week con la nuova edizione di WHITE Milano. Il salone dedicato alla moda contemporanea amplia la propria presenza nel distretto, aumenta il numero degli espositori e rafforza la vocazione internazionale, puntando su un’offerta sempre più orientata ai buyer e sulle contaminazioni tra fashion, beauty, lifestyle e design.

Sono 450 i brand presenti, con una crescita del 24% degli espositori, mentre supera quota 300 il numero dei top buyer internazionali selezionati tra i principali gruppi di acquisto globali. Un risultato sostenuto anche dal rafforzamento dell’incoming internazionale realizzato con il supporto di ICE Agenzia, che conferma il ruolo di WHITE come piattaforma di incontro tra brand indipendenti, designer e mercato internazionale.

WHITE Milano amplia il Tortona Fashion District

La crescita della manifestazione passa anche dagli spazi. Alle sedi storiche di Tortona 27 e Tortona 54 si aggiungono Tortona 31 e Tortona 35, ampliando il percorso espositivo e costruendo una mappa pensata per rendere più immediata la relazione tra collezioni, buyer e operatori professionali.

Tra le novità spicca On the Beach, ospitata a T35 e dedicata al mondo del resortwear. A T31 e T54 debutta invece More, nuovo contenitore che allarga i confini di WHITE a beauty, lifestyle e design.

Sempre al T54 trovano spazio Nuvola, sezione dedicata agli accessori moda, e Box, hub focalizzato su streetwear, activewear e denim. A completare l’esperienza sono workshop, talk, installazioni ed experience distribuite all’interno del Tortona Fashion District.

Kimhēkim e Alessandro Enriquez tra gli ospiti dell’edizione

La dimensione internazionale è rappresentata anche dai protagonisti scelti per questa edizione. Kimhēkim arriva al T27 come special guest, mentre Alessandro Enriquez è il Guest Designer di WHITE.

Nel progetto On the Beach trova invece spazio il colombiano Donde Esteban, insieme a una selezione di brand internazionali e contemporary.

La scelta conferma una delle direttrici dell’edizione di settembre 2026: costruire un’offerta capace di mettere in dialogo linguaggi, mercati e culture differenti, senza separare il momento commerciale dalla ricerca creativa.

Internazionalizzazione: il network di WHITE si allarga

L’espansione internazionale resta uno dei pilastri della strategia di WHITE Milano. Il salone consolida le collaborazioni con realtà provenienti da Armenia, Brasile, Spagna, Romania, India, Colombia e Gran Canaria, favorendo l’incontro tra designer, buyer e operatori provenienti da mercati diversi.

A questa rete si aggiungono nuove sinergie commerciali con BolognaFiere e Cosmoprof, con l’obiettivo di creare connessioni sempre più strette tra moda, beauty e lifestyle.

Un altro tassello è rappresentato dall’accordo Filiere d’Impatto con SIMEST, pensato per accompagnare le aziende fashion nei processi di crescita e internazionalizzazione attraverso strumenti di finanza agevolata e nuove opportunità commerciali.

Alessandro Viganò: dalla sneaker al “clash delle culture”

Tra le realtà presenti a WHITE emerge il progetto di Alessandro Viganò, direttore creativo e founder, nato nel 2019 e sviluppatosi inizialmente tra abbigliamento e accessori.

La pandemia ha rappresentato uno spartiacque. Con la riduzione degli spostamenti dei buyer e il cambiamento delle modalità di acquisto, il progetto ha progressivamente concentrato il proprio sviluppo sull’accessorio e in particolare sulla sneaker.

“Il brand è nato nel 2019, quindi prima del Covid. Inizialmente lavoravamo sia sull’abbigliamento sia sugli accessori. Con la pandemia i buyer hanno smesso di viaggiare e ci è stato chiesto di concentrarci sull’accessorio, perché era una categoria che si riusciva a vendere anche online”, racconta Viganò.

Oggi l’obiettivo è però più ampio: costruire un vero brand, utilizzando la sneaker come primo territorio espressivo e non come unico prodotto.

“Non vogliamo essere semplicemente un brand di sneaker. La scarpa è oggi il nostro focus, ma l’idea è sviluppare in futuro anche altre categorie”.

Starless Rainbow: la sneaker come incontro tra culture

Il concetto creativo attorno al quale ruota il progetto è quello del “clash delle culture”, applicato alla moda così come alla musica, al food, all’architettura, ai generi e alle diverse identità culturali.

“Siamo tornati alle origini del marchio con l’idea di raccontare il clash delle culture. Dove c’è un mix di culture nasce qualcosa di nuovo. Noi abbiamo deciso di raccontarlo attraverso il prodotto”.

Uno dei modelli più rappresentativi è la Starless in versione Rainbow, che sintetizza il concetto attraverso riferimenti alla cultura sneaker americana degli anni Settanta e alla tradizione europea della lavorazione della pelle.

“La Starless racconta la cultura americana della sneaker degli anni Settanta e quella europea della pelle. Con il Rainbow aggiungiamo il tema della pace, dell’inclusione e del mix delle culture”.

Il tema dell’arcobaleno diventa così un elemento narrativo che richiama la bandiera della pace associata ad Aldo Capitini e, successivamente, il suo utilizzo come simbolo della comunità LGBTQ+.

A rafforzare questa narrazione è la collaborazione con il fotografo Alex Maioli, chiamato a selezionare dal proprio archivio immagini capaci di rappresentare il rapporto tra culture, generi e identità.

“Abbiamo chiesto ad Alex Maioli di pescare dal suo archivio fotografie che rappresentassero questi temi. Mettiamo insieme fotografia e prodotto per raccontare il mix tra culture e subculture”.

Dalla sneaker a un progetto più ampio

Sebbene la scarpa rappresenti oggi il focus principale, l’intenzione dichiarata è quella di ampliare progressivamente il progetto ad altre categorie.

L’abbigliamento presente nello stand suggerisce già questa evoluzione: una T-shirt in cotone con patch in pelle e dettagli in lana riprende lo stesso principio di contaminazione tra materiali e linguaggi.

“Per adesso il focus è la scarpa. In futuro arriveranno anche altre categorie. La cosa importante è capire che non vogliamo essere identificati semplicemente come un brand di sneaker”.

La strategia prevede inoltre il coinvolgimento di showroom internazionali, con l’obiettivo di concentrare la distribuzione europea e uniformare il racconto commerciale del brand.

“Il problema oggi, al di là del costo delle collezioni, è anche cercare di focalizzare il messaggio. Nelle stagioni precedenti, lavorando con più showroom, ognuno raccontava una storia diversa. Attraverso un’unica struttura possiamo costruire una comunicazione più coerente”.

Il progetto guarda anche agli Stati Uniti, dove è già presente un partner, mentre proseguono i dialoghi per rafforzare la distribuzione internazionale.

La sostenibilità come approccio alla filiera

Un altro elemento distintivo riguarda il concetto di sostenibilità, inteso non soltanto come scelta di materiali e processi produttivi.

“Quando parliamo di sostenibilità non significa soltanto utilizzare una determinata colla o carta riciclata. Significa anche come ti approcci all’azienda, agli indipendenti, alle persone e ai collaboratori”.

Una visione che amplia il concetto dalla materia alla cultura aziendale: non soltanto ciò che viene prodotto, ma anche il modo in cui viene costruito il progetto e gestite le relazioni che lo rendono possibile.

WHITE Milano guarda al futuro della moda contemporanea

L’edizione di settembre 2026 conferma quindi la trasformazione di WHITE Milano da semplice salone espositivo a piattaforma internazionale capace di mettere in relazione moda, accessori, beauty, design e lifestyle.

L’ampliamento delle location, la crescita degli espositori, l’incremento dei buyer internazionali e i nuovi format rafforzano il ruolo del Tortona Fashion District all’interno della Milano Fashion Week.

Ma la direzione intrapresa è anche culturale. Il progetto di Alessandro Viganò ne è un esempio: una sneaker utilizzata come punto di partenza per raccontare contaminazione, inclusione e dialogo tra culture, con l’obiettivo di trasformare un prodotto in un linguaggio.

Per WHITE Milano, la crescita passa dunque non solo dall’espansione internazionale e commerciale, ma anche dalla capacità di dare spazio a brand e progetti che sperimentano nuovi modi di raccontare la moda contemporanea.

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